Intervista a Max Giannini



Intervista a Max Giannini

di Stefano Solaro

 

Dopo pochi minuti che sono seduto nell’ufficio di Max Giannini, prima ancora che l’intervista vera e propria abbia inizio, mi rendo conto che il personaggio si discosta molto dal classico cliché del

Dj. Max è posato, estremamente educato e riflette molto prima di ogni risposta. Nonostante la giovane età ( Max ha solo 34 anni) fa parte di quella che lui stesso definisce Old School, ovvero la vecchia scuola dei Dj italiani. Si intende quel ristretto numero di musicisti che hanno vissuto in prima persona lo scoppio della musica dance di fine anni ’80 , per arrivare al vero e proprio boom della club culture verso la metà degli anni ’90 e che hanno attraversato indenni mode e stili, riuscendo sempre ad anticipare le correnti e, perché no, contribuendo loro stessi alla trasformazione della musica da discoteca fino ad oggi.

Max, oltre che Dj e produttore, è oggi anche uno degli organizzatori di due tra le migliori discoteche di Genova, Vanilla e Fellini. Quest’ultimo locale in particolare, del quale Max è anche resident Dj il Venerdì notte, è all’avanguardia per quanto riguarda la scelta di Dj internazionali che, di settimana in settimana, si alternano alla consolle. Quest’anno, oltre che i Dj del DC/10 di Ibiza, Max porterà a suonare altri musicisti di calibro mondiale, avvenimento più unico che raro sulla scena musicale Genovese, di solito avara di appuntamenti importanti. Volete i nomi ?? Leggete l’ intervista e avrete qualche interessante anticipazione.

In questa chiacchierata, comunque, la musica in senso stretto non è stato l’unico argomento. Dall’alto della sua esperienza ventennale Max ha acquisito un certo disincanto, che gli permette di giudicare e commentare il panorama musicale attuale da due passi di distanza, analizzandone i pro ma anche i contro. Insomma, l’intervista è stata molto interessante. Dunque, buona lettura…

 

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Raccontami qualcosa dei tuoi inizi…come hai cominciato a suonare?

Ho iniziato a suonare per passione nel ’88, avevo 14 anni. Io sono di Rapallo e già a quel età iniziavo a frequentare i locali della Riviera di Levante. Un pomeriggio mancava un Dj, c’era bisogno di qualcuno che lo sostituisse ed io ero lì , al posto giusto. Cominciai a mettere i dischi da giovanissimo.

 

Che attrezzature utilizzavi all’epoca ? Immagino fosse difficile per un ragazzo permettersi di utilizzare strumenti d’avanguardia…

Certo, il mio budget era ristretto. A casa utilizzavo i classici piatti normali che potevi trovare sullo stereo. La trazione era a cinghia, non al quarzo come quella che si usa ora e mi ricordo che riducevamo la cinghia per far andare i piatti più veloci. Si andava a mano, insomma. Per avere il primo mixer ho dovuto aspettare il ’90. Iniziando a fare delle serate di un certo livello cominciai a vedere qualche soldo in più e li spesi subito per l’attrezzatura..

 

Tornando ai tuoi inizi, ho visto che sei stato per tanto tempo Dj del Covo di Nord Est a Santa Margherita, una vera e propria istituzione fra le discoteche di grido degli anni ’90. Come ti sei ritrovato a lavorare lì e per quanto ci sei stato ?

Guarda io sono stato al Covo per tutto il decennio che va dal ’90 al 2000. Ho iniziato nel ’90 quando il proprietario di allora, Liguori, mi diede l’opportunità di fare il Lunedì e la Domenica. Pensa che all’epoca, di Lunedì facevamo in media 600-700 paganti. Ti dico questo per farti capire quanto tirava un locale come il Covo se già il primo giorno della settimana veniva così tanta gente. Per me è stata veramente una buona palestra.

 

Dispiace molto che purtroppo ora sia chiuso…

Io resto dell’idea che prima o poi il Covo riaprirà. Ora esistono dei cavilli a livello burocratico che lo tengono chiuso, ma comunque il locale è destinato ad essere utilizzato come discoteca e prima o poi riaprirà per forza. Ci vuole solo qualcuno che arrivi con i soldi contanti, come sempre in questi casi, ed il Covo tornerà ad esistere.

 

Quali erano i generi musicali che ascoltavi quando hai iniziato a suonare ? Che cosa ti ha influenzato ?

Io ho sempre ascoltato di tutto. Ascolto tutt’ora molti tipi di musica. Ho sempre provato a suonare musica alternativa: ho messo dischi House quando nessuno la faceva, per non parlare della garage dei primi anni 90′, fino al suono elettronico più ricercato di fine secolo. Non ho mai fatto nessuna preclusione ai generi, suono ed ascolto ciò che ritengo sia di qualità. Mi piace ascoltare il Jazz, Miles Davis, John Coltrane, ma anche l’ Heavy Metal ed il Rock anni 70, per arrivare fino alla musica italiana…ascolto qualsiasi cosa.

 

 

Al di là di quelli che possono essere gli accordi con la discoteca, come decidi che dischi mettere di volta in volta ? Ti fai influenzare dalla corrente musicale che va di più in un determinato periodo ?

Oddio, nel mio piccolo la corrente ho sempre cercato di farla io. Non ti dico che io faccio le mode, però essendo sempre stato un percussore su molte cose, ti posso d ire per esempio che questa Minimal che ora piace a tutti e va per la maggiore io la suonavo già quattro anni fa.. Non ho seguito mai un genere preciso, ho sempre provato ad essere un precursore, a lanciare cose nuove. L’importante non è l’etichetta che dai alla musica ma la qualità di quest’ultima. Io ho avuto la fortuna di essere anche un produttore oltre che di avere un’esperienza ventennale e ti posso dire che anche i generi che chi ascolta la musica Minimal spesso disprezza, possono essere di grande qualità. Gli stessi Dj di livello mondiale si sono lanciati già da diversi anni nella produzione di musica pop e non solo. Qua in Italia c’è Stefano Fontana, un mio carissimo amico, Dj di fama e successo internazionale, che per primo ha iniziato a produrre album di artisti che con la musica da ballare non hanno nulla a che fare, come Meg e Bugo. In Italia purtroppo a queste cose arriviamo sempre in ritardo.

 

A tal proposito, ti volevo domandare qualcosa in più sul tuo ruolo di produttore. Ti limiti alla produzione vera e propria o sei anche scopritore di talenti ?

Guarda il problema è il tempo a disposizione. Purtroppo è difficile fare tutto e bene. Ed anche i talenti non sono molti. Da me in studio vengono spesso ragazzi a proporsi. Nell’ambito della musica pop-rock, ci sono molte voci discrete, cantanti che potrebbero raggiungere un certo livello, ma talenti veri e propri non se ne trovano facilmente. Il problema è che nessuno scrive più ne canzoni ne testi. La composizione viene trascurata. Tutti fanno cover, ma nessuno prova a comporre. Le ragazze cantano Giorgia, Laura Pausini ma cose nuove non se ne sentono.

 

Come avrai notato ora c’è il boom del provare ad essere Dj… tutti, ma proprio tutti, provano a suonare i piatti. Ti capita spesso di avere ragazzi che bussano alla tua porta per farti sentire qualcosa? Anche in questo campo c’è di scarsezza di talenti ?

Guarda il fatto che tutti provino ad imparare a suonare ha dei pro e dei contro, come tutte le mode.

I Daft Punk, Fat Boy Slim sono nati in casa, quindi c’è sempre la speranza che dalla “massa” possa emergere un talento vero. Dall’altro lato molti dei ragazzi che provano ad imparare a suonare ora lo fanno senza una vera passione, spesso solo per sentirsi “personaggi”. Ed anche dove si può trovare la passione spesso manca una vera e propria cultura musicale,. Ti può capitare ora di parlare con dei ventenni che non sanno chi sono i Massive Attack o i Kraftwerk. Chi fa musica elettronica non può non conoscere i Kraftewerk dai ! Se fosse per me prima di far mettere i dischi ai ragazzi, gli farei studiare la storia della musica. Tutto nasce da James Brown, dal Funk, dal Jazz, ma se fai questi nomi alla maggior parte dei ragazzi che suonano oggi, questi ti guardano inorriditi.

A mettere i dischi a tempo son capaci tutti, nella musica minimale poi ci son quattro suoni, quindi a maggior ragione non ci vuole un genio per saperla suonare, però sono convinto servirebbe un po’ più di cultura. Penso che questo sia il vero problema dei Dj emergenti oggi, oltre alla mancanza di amore e passione per quello che si fa.

 

Cosa ne pensi di quei corsi a pagamento a cui spesso i ragazzi si iscrivono per imparare a suonare ? Possono essere utili?

Personalmente penso che servano a ben poco. Per una discoteca non conta tanto il curriculum, quanto piuttosto la gente che riesci a portare nel locale. Secondo me è fondamentale la gavetta, la pratica e per fare pratica spesso si è costretti a dover mettere dischi che magari non sono fra quelli preferiti oppure non appartengono al genere che uno vorrebbe suonare. E’ per questo che sorrido se sento di ragazzi che dicono di non voler suonare questo o quel genere di musica, perché vuol dire proprio che non hanno capito nulla del concetto di gavetta e non faranno molta strada. Il talento te lo fai lavorando, mixando dieci ore al giorno, suonano qualsiasi cosa, anche i vecchi dischi di tuo padre,andando in giro a cercare i dischi più strani nei negozi più particolari. Le ossa si fanno sul campo, guardando i Dj più anziani. Io ho avuto la fortuna ad entrare subito in questo mondo, quasi per caso, tanto che vengo considerato Old School, nonostante abbia solo 34 anni, però ti posso garantire che entrare in consolle alla fine degli anni ’80 era veramente un supplizio. Si doveva andare in consolle 2 ore prima dell’inizio della serata con la sala vuota, pulirla, preparare le cuffie ed il resto dell’attrezzatura per il Dj principale ed aspettare la fine della serata per suonare forse due dischi . Invece ora tutti si sentono star. Penso che qualche bastonata in più non guasterebbe (ride..).

 

Quando hai sentito che nel tuo lavoro stavi facendo il salto ?

Sinceramente il salto penso di non averlo mai fatto. Certo mi sono consolidato col tempo. Ho suonato in tutta Italia ed anche fuori, ma diciamo che la mia carriera me la sono costruita piano piano. Certo c’è stato un momento in cui suonavo all’ Utopia la domenica, che era la mia serata principale, al Kama Kama al sabato, al Luna Rossa ed altri locali di tendenza..,bé quello è stato un bel periodo senza dubbio. Però ci sono periodi e periodi. La differenza fra noi Dj diciamo di base, ed i dieci o quindici mondiali non è solo una questione di qualità ma anche di fortuna, essere al posto giusto nel momento giusto. Ci sono molti Dj che potevano essere qualcuno e non lo sono diventati, come altri che qualitativamente non sono niente di che eppure hanno fatto il grande salto. Purtroppo in questo caso si va a toccare il tasto dolente della meritocrazia che, nel campo artistico come purtroppo in molti altri campi, non esiste.

 

Quanti dischi hai pubblicato?

Guarda io sono stato prodotto una cinquantina di volte. Etichette importanti ma anche indipendenti. Ho lavorato con la Warner la Airplane, con le etichetta di Satoshi Tomie e molte altre ancora. Diciamo pure che qualche soddisfazione ma la sono tolta, purtroppo però oggi il mercato è cambiato, di dischi se ne vendono pochissimi.

 

Riesci a vivere facendo il Dj ?

Io ho sempre vissuto solo facendo il Dj e vivo tutt’ora di questo. Come tutti, però, invecchio e penso al futuro. Con Max Costa ho creato Ozono, un’agenzia che cura le pubbliche relazioni, l’organizzazione e la direzione artistica delle serate notturne. Negli ultimi anni abbiamo creato anche una partnership con un’ importante azienda di telefonia nazionale e lavoriamo anche in questo settore. Diciamo che mi sto dando da fare per il futuro e la mia vecchiaia.

 

Come vivi il fatto che la musica che suoni possa essere associata all’utilizzo di droghe?

Bé se andiamo a vedere la storia della musica alternativa c’è sempre stata questa associazione fra musica e droghe. La musica alternativa fin dai suoi inizi è legata all’uso di sostanze stupefacenti. Se pensi ai grandi festival musicali degli anni 70, come Woodstock non possono che venire in mente i primi spinelli e l’Lsd . Il fatto che sia reale non vuol dire però che questa associazione mi faccia piacere. Mi fa ridere però chi collega l’utilizzo di droghe solo alla musica ed alle discoteche. Conosco moltissime persone, giovani e meno giovani che utilizzano sostanze stupefacenti in casa oppure mentre lavorano, però fa più notizia il ragazzino che si schianta al sabato sera con l’auto del padre . Si sceglie la strada più semplice per l’opinione pubblica, che è quella di dare la colpa alla musica piuttosto che dare le responsabilità a chi le ha veramente. Intendo chi lascia che i ragazzi vadano allo sbando , chi non li controlla, ne li istruisce, anzi magari gli da pure i soldi all’inizio del weekend per levarseli di torno,che vengono poi da loro utilizzati per comprarsi le droghe. Mi riferisco ai genitori come avrai capito.

Io, nel mio ruolo di Dj ed organizzatore di eventi per quanto è possibile cerco sempre di prevenire determinate situazioni spiacevoli che vanno dal utilizzo smodato di droghe alle risse. Provo a mettermi d’accordo con la proprietà del locale e la sicurezza. Bisogna provare ad educare le persone. Nel nostro piccolo dobbiamo provare a mettere dei paletti per quanto riguarda il comportamento all’interno del locale che possono servire a limitare quei comportamenti inadeguati e pericolosi. Se in un discoteca fai un determinato filtraggio all’ingresso, se spieghi alla security che va tenuto un determinato tipo di comportamento, puoi allo stesso tempo provare ad educare il cliente. Un cliente non è a casa sua all’interno di un locale e quindi determinati comportamenti sono intollerabili. Purtroppo, come ho già detto, l’utilizzo di droga è un problema generazionale che trascende le discoteche. Noi al di là di quello che ho appena spiegato possiamo fare ben poco. La prevenzione deve avvenire in altri ambiti.

 

Dopo aver parlato di questi argomenti mi viene spontaneo chiederti se dopo vent’anni di vita da Dj, con tutto quello che ne deriva, tu non abbia pensato di smettere…

Io penso che continuare sia più che altro un fatto di motivazioni. Mi viene da farti l’esempio del Dj del Muretto Giuliano Veronese, che ha 65 anni e si diverte ancora come un pazzo. Certo, vedere determinate cose in certi locali può farti perdere la voglia di continuare: quando vedo il ragazzino di vent’anni che sbraita ed urla, mi domando come sia possibile che la gente non abbia ancora capito che la discoteca è un luogo fatto per divertirsi.. però penso che un autoriciclo delle motivazioni sia fondamentale, nella mia professione come in altre. Ciò anche per quanto riguarda le scelte musicali: mi diverte sempre proporre cose nuove, vedere se sono ancora in grado a stare al passo con i tempi. E’ come una sfida.

 

Come vivi il cambio delle mode musicali ? Adesso la Minimal sembra perdere un po’ di terreno davanti al ritorno della House o di fronte ad una musica elettronica caratterizzata da suoni più vari. Cosa ne pensi?

Come ti ho detto prima, a me piace viaggiare fra i generi. Magari in un set metto due dischi deep, due dischi house, uno teckno, uno tek ed uno minimal, provo a miscelare il tutto in un onda unica. Ci si prova ma ovviamente non sempre ci si riesce. Quando ho iniziato io, il Dj principalmente doveva far ballare, ora la situazione è cambiata. Spesso il Dj prova ad imporre il proprio genere e non si ferma anche se nota che la cosa non funziona. Bisognerebbe suonare il proprio genere ma allo stesso tempo accontentare la la clientela, venire in contro ad i gusti ed a quello che la gente vuole sentire.

 

Penso che quello che tu dici sia verissimo. A me è capitato di trovarmi a ballare in posti dove il Dj proponeva musica ultra elaborata, ma poi la gente in pista stava ferma…

Penso che questa è un po’ una mania dei Dj nuovi ,che magari criticano noi vecchi quando mettiamo un disco un po’ più “facile” che però durante la serata può servire per superare un momento un po’ difficile. Il Dj si vede appunto da questi momenti di difficoltà. Che so… magari c’è una rissa che ha allontanato la gente dalla sala, impianti di areazione che non funzionano bene e la gente muore di caldo e non ha voglia di ballare oppure semplicemente la musica che non piace. Può capitare anche questo e lì si vede la bravura del Dj nel prendere in mano la situazione.

 

Tu vai ancora in giro per cercare dischi che nessuno conosce, musicalmente parlando sei ancora curioso ?

Assolutamente. Appena ho un po’ di tempo vado a comprare dei dischi, vinili, ma anche cd normali per ascoltarli in macchina o a casa. Bisogna sempre cercare suoni nuovi. Durante il set mi piace provare magari a mettere il disco che non c’entra, la cosa particolare che la gente non si aspetta di sentire.

 

Dove ti possiamo trovare quest’anno ?

Venerdì al Fellini c’è la mia serata ed il sabato al Vanilla. Col Vanilla abbiamo iniziato questo progetto l’anno scorso e ci ha dato molte soddisfazioni. Siamo convinti di aver dato alla clientela un buon prodotto e quest’anno cercheremo di continuare sulla falsa riga dell’anno passato. Certo, anche lì esistono dei problemi: problemi del locale, problemi che ha più in generale Genova e gli organizzatori che provano ad allestire qualcosa in città. Al Fellini al Venerdì, ci sono con me i migliori Dj del mondo. Già l’hanno scorso avevamo come ospiti i Dj del DC/10 di Ibiza ma quest’anno siamo andati oltre, abbiamo unito tutte le ambientazioni possibili. Avremo molti nomi di livello mondiale: Troy Pearce, Magda, Carola, Davide Squillace e molti altri ancora.

 

Come ultima domanda Max, visto che la discussione è andata a parare su un problema che sta a cuore a noi ragazzi di Genova ed in particolare a Zenatonight , ti volevo chiedere com’è suonare oggi a Genova ? E’ difficile riuscire ad organizzare serate, eventi, aprire discoteche, insomma dare ai ragazzi maggiori possibilità di divertimento ?

Se dovessi paragonare la Liguria ad un ‘altra regione italiana, dal punto di vista di eventi, discoteche etc.. dovrei paragonarla alla Basilicata (ride). Mi dispiace dirlo, ma la proporzione più o meno è questa. La crisi comunque c’è dappertutto. Il divertimento purtroppo te lo devi creare. Anche se organizzare qualcosa è difficilissimo non bisogna perdere fiducia. E’ difficile lavorare per noi della così detta Old School, figurati per i Dj nuovi. Con Fellini e Vanilla abbiamo creato un ‘alternativa di qualità, il problema purtroppo è alla radice. Il bacino d’utenza ci sarebbe anche ma purtroppo Genova non attira giovani . Abbiamo l’erasmus ma non basta. E’ anche colpa della mentalità genovese che come sappiamo è chiusa. Ti posso dire che io, che ho portato qua a Genova i migliori Dj del mondo ho sempre fatto un’estrema fatica per farli venire in a suonare e non sono mai stato aiutato da nessuno. Se uno vuole qualche nome più di spicco deve pagarlo di tasca propria. Ciò nonostante non bisogna mollare. Ci vuole pazienza, buona volontà, passione per quello che si fa, e con queste doti si possono ancora ottenere ottimi risultati.

 

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